App, installazioni, visite guidate: l’arte incontra la realtà virtuale

La Virtual Reality abbraccia numerosi campi: si passa dai videogiochi, che la fanno da padrone, ai film in realtà virtuale, passando per applicazioni che riguardano molti altri settori, come l’arte e il lavoro. In parole povere, la VR è un abito che tutti possono indossare, ma che ognuno adatta in base alle proprie esigenze: nel caso dell’Italia, che fa del patrimonio artistico uno dei suoi più grandi fiori all’occhiello, non era difficile immaginare che la realtà aumentata venisse “dirottata” in questa direzione, raggiungendo musei e monumenti prima ancora che giochi e film.

art virtual realityPer evitare fraintendimenti, c’è da dire che la Virtual Reality ha sposato l’arte non solo nel Bel Paese, ma un po’ dappertutto in giro per il mondo: con non poco orgoglio, però, è giusto dire che in questo tipo di applicazione l’Italia sale sul podio per i risultati raggiunti nel giro di pochissimi anni. Numerose sono le startup sparse in giro per lo Stivale che collaborano con musei ed enti pubblici, ma anche società private non esclusivamente italiane: abbiamo già avuto modo di parlare, ad esempio, di Oniride, società con sede a Roma che porta a termine lavori commissionati anche da NISSAN e Samsung, e che collabora con il Ministero dei Beni Culturali per la valorizzazione di opere d’arte in giro per il Lazio.

La realtà aumentata e i nuovi musei 2.0

Così come era inevitabile l’incontro tra videogiochi e realtà virtuale, allo stesso modo lo è stato quello tra arte e realtà aumentata: in effetti, più che la VR, è l’AR ad essere fortemente utilizzata per dare ulteriore lustro a monumenti ed opere d’arte. La realtà aumentata cerca di arricchire quello che si ha davanti agli occhi quotidianamente, aggiungendo dettagli ed informazioni che, per un motivo o per un altro, non sono disponibili ad occhio nudo. Nel caso dell’arte, è facile capire quanto la realtà aumentata possa diventare un’incredibile arma nelle mani di musei e mostre del settore.

Gli affreschi di un’antica villa rovinati dall’umidità, i colori che il tempo ha portato via a bassorilievi e dipinti, tutto questo e molto altro può rinascere grazie alla realtà aumentata e ad un valido team che realizzi contenuti storicamente e artisticamente fedeli. Numerosi sono i musei e gli edifici di interesse storico-artistico che, ormai da qualche anno, hanno deciso di abbracciare queste nuove tecnologie che, a differenze di altri tipi di installazioni, non necessitano di un grosso investimento iniziale. La realizzazione viene portata avanti, parallelamente, da una società specializzata in augmented reality e dagli stessi enti (università, musei, fiere), che forniscono a grafici e programmatori il materiale da implementare. Il tutto viene servito ai visitatori sotto forma di app scaricabile gratuitamente su smartphone e tablet, grazie alla quale, una volta entrati, è possibile “sbloccare” contenuti aggiuntivi, inquadrando dei punti opportunamente indicati.

museum augmented realityCome sopra accennato, il contributo che questo tipo di applicazioni può dare è quasi senza limiti: fotoinserimento di elementi di arredo e opere non più presenti, ricostruzioni di pagine di manoscritti andate perdute, o anche file audio e video in grado di guidare il visitatore alla scoperta di monumenti ed opere d’arte. Molti sono i musei, poi, che prestano un dispositivo compatibile con l’app (in genere un tablet) a chi non ne possiede uno, in modo che i contenuti aggiuntivi possano essere veramente alla portata di tutti.

La realtà virtuale ha creato l’arte a domicilio?

Nonostante sia la realtà aumentata a farla da padrone, numerosi sono i casi in cui l’arte ha invece deciso di abbracciare la realtà virtuale. In questo caso non si tratta solo di installazioni in loco, ma di app che permettono di visitare un luogo d’arte senza, in teoria, muoversi da casa. A onor del vero, però, c’è da dire che quasi sempre l’esperienza VR è fruibile solo recandosi di persona presso il luogo scelto, dove è possibile utilizzare le attrezzature e gli spazi messi a disposizione dagli stessi musei. In Italia, ad esempio, a seguire tale strategia è il Museo dell’Arte Orientale di Torino, che permette ai propri visitatori di esplorare la Città proibita di Pechino utilizzando un visore Oculus Rift.

virtual reality museo dell'arte orientale forbidden city vrL’esperienza, che è chiamata Forbidden City VR, avviene all’interno di un ambiente dedicato che, grazie al lavoro svolto dalla Fondazione Torino Musei e alla startup torinese di successo Ld Multimedia, si trasforma in uno dei luoghi più misteriosi e affascinanti della storia orientale. Iniziative di tal genere stanno prendendo piede un po’ dappertutto e per i più pigri, come poco fa riportato, esistono app che permettono di aumentare il proprio bagaglio culturare restando comodamente seduti sul proprio divano: WONDER 360, ad esempio, è un’app gratuita per iPhone e smartphone Android che permette fare visita alla Renwick Gallery Exhibition di Washington, una delle mostre d’arte più blasonate degli ultimi tempi.

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