Breve storia della realtà virtuale

visore realtà virtuale sutherland

L’origine della realtà virtuale, dal punto di vista tecnologico, viene comunemente rintracciata negli Anni Sessanta, quando furono realizzati i primi, ingombranti, prototipi meccanici di visori. In questo articolo ripercorreremo la storia della realtà virtuale in 5 tappe fondamentali, che hanno tracciato la via di questa tecnologia ancora in fase di sviluppo. Dal Sensorama all’ambizioso dispositivo da 60000 dollari, ecco i cinque apparecchi che hanno ridefinito il significato di realtà virtuale nel corso di quattro decenni.

1957 – Il Sensorama di Morton Heilig, il padre della realtà virtuale

Sensorama realtà virtuale
Sensorama, il dispositivo inventato da Heilig.

Nel 1957 Morton Heilig, regista, direttore della fotografia e brillante inventore americano, diede seguito alla sua evocata cinemaesperienza mettendo a punto il Sensorama, una futuristica cabina in cui si poteva infilare la propria testa per guardare la pellicola proiettata e provare le avvolgenti sensazioni acustiche, tattili e olfattive ricreate dalla macchina. Questo apparecchio, di carattere meccanico, era in grado di riprodurre immagini stereo 3D, vibrazioni, vento, sensazione tattile di movimento, audio stereofonico e persino i profumi, attraverso un sofisticato sistema di emissione di fragranze. Il pionieristico Sensorama di Heiling non ebbe un futuro, a causa di costi elevati e la mancanza di finanziamenti, e il progetto venne abortito dopo la produzione di soli 5 film sperimentali.

1961 – L’Headsight, il primo visore della storia

Headsight 1961
Il casco Headsight, realizzato dalla Philco.

L’Headsight fu inventato nel 1961 da Comeau e Bryan, due ingegneri della Philco, azienda americana produttrice di elettrodomestici. Questo era un casco progettato per la videosorveglianza, che permetteva di vedere in tempo reale immagini a circuito chiuso provenienti da una videocamera installata nelle vicinanze. Sebbene non fosse propriamente un visore di realtà virtuale, è stato certamente un dispositivo destinato a ispirare gli sviluppatori del settore negli anni a venire. Il casco era in grado anche di attivare o disattivare a distanza la videocamera, grazie ad un sensore magnetico dei movimenti della testa.

1968 – La Spada di Damocle, il primo prototipo di realtà aumentata

Pesante e inquietante come una spada che pende dal soffitto, il primo prototipo di realtà aumentata fu costruito nel 1968 da Ivan Sutherland, un professore americano successivamente insignito del Premio Turing 1988 come padre della computer grafica moderna. La Spada di Damocle, come venne ribattezzato il dispositivo per la sua forma, era costituito da due piccoli tubi catodici che proiettavano direttamente davanti agli occhi immagini 3D elaborate da arcaici modelli di computer. Il software suggeriva la prospettiva a seconda della posizione della testa: il suo tracciamento da parte del dispositivo permetteva di adattare l’orizzonte visivo in funzione dei movimenti.

1982 – La realtà virtuale guarda al mondo dei videogiochi

prototipo Data Glove realtà virtualeNel 1982 l’Atari, storica azienda videoludica californiana produttrice di Pong, aprì un laboratorio di ricerca nel campo della realtà virtuale applicata ai videogiochi, con a capi del progetto Jaron Lanier e Thomas Zimmerman. Quest’ultimo mise a punto il DataGlove, un guanto speciale che convertiva i movimenti della mano in segnali elettrici da trasmettere attraverso fibre ottiche. Lo sviluppo del progetto però fu accantonato dall’azienda pochi anni dopo, e il DataGlove fu realizzato definitivamente dalla VPL Research, start up facente capo proprio a Zimmerman. Il guanto tecnologico fu anche adottato dalla NASA per esperimenti nel campo della realtà virtuale, e la Nintendo partì dal Data Glove per lanciare sul mercato nel 1989 il Nintendo Power Glove, un sofisticato guanto in grado di riconoscere 256 posizioni per dito, con una precisione 50 volte maggiore rispetto al suo precursore.

1991 – Un visore extralusso per l’Amiga, il Virtuality 100CS

Virtuality Cs 1000 realtà virtuale

60000 dollari era il prezzo, esorbitante, per il Virtuality 100CS, il dispositivo di realtà virtuale più influente e iconico degli Anni Novanta. Gli insostenibili costi di produzione di questo oggetto rappresentavano bene l’avanzata tecnologia di cui disponeva: sfruttando in gran parte l’Amiga 3000, il Virtuality 100CS usava un visore per i video e audio, mentre l’interazione dell’utente, in piedi sopra una pedana, era garantita da un joystick 3D. Il progetto fallì, come prevedibile, per le insufficienti vendite .

 

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